Una storia gloriosa, scritta da personaggi leggendari.

Il Cagliari Calcio è l’orgoglio di tutta una regione, una delle squadre più amate in Italia. Lo scudetto del 1970 ne ha rappresentato l’apice, ma le vicende rossoblù sono da leggere come il romanzo di una vita.

Il bene e il male, la gioia e il dolore: esaltanti vittorie, gol indimenticabili, ma anche amare sconfitte e cadute rovinose, dalle quali però il Cagliari ha sempre saputo risollevarsi. Parentesi memorabili: il secondo posto nel 1969, le semifinali UEFA nel 1994, le insperate salvezze nel 1965, 1991 e 2008, il doppio salto dalla C alla A di fine anni ’80.

È la squadra di Gigi Riva, il più forte cannoniere nella storia del calcio italiano, tuttora bomber principe della Nazionale; del trio uruguayano Francescoli-Herrera-Fonseca; di Gianfranco Zola, il fuoriclasse di Oliena emigrato in Inghilterra e tornato per sospingere la sua squadra del cuore di nuovo in Serie A; di Daniele Conti, leader in campo e fuori, primatista di presenze.

Allenatori epici: “Sandokan” Silvestri, Manlio Scopigno, Gustavo Giagnoni, Claudio Ranieri, Carletto Mazzone, Massimiliano Allegri.

Storie di amore e di orgoglio, di fatica e di sacrificio; l’epopea rossoblù attende il prossimo capitolo.

Le origini

Il calcio in Italia nasce ufficialmente nel 1893, con la fondazione del Genoa Cricket and Athletic Club. Trent’anni prima gli inglesi avevano codificato le regole del nuovo sport che stanno esportando in tutto il mondo, con crescente successo. Anche in Sardegna, a cominciare dal Nord. Si hanno notizie di partite giocate a Calangianus, alla fine del XIX secolo, tra operai e tecnici inglesi chiamati alla realizzazione di una linea ferroviaria. Sfide che suscitano la curiosità prima e la passione poi dei giovani indigeni. Il seme è gettato. Nel 1903 viene fondata l’Ilva Football Club, due anni più tardi è la volta dell’Olbia.

Naturale che sia Cagliari, col suo porto meta di tanti navi britanniche, a diventare la capitale isolana del “football”.  La prima vera partita riportata dalle cronache si disputa in una mattina d’autunno del 1900, tra un gruppo di studenti cagliaritani e una squadra di marinai genovesi approdati in città qualche giorno prima a bordo di un vecchio vapore.

Teatro della sfida, una piazza d’Armi piena di pozzanghere a causa dell’acquazzone della notte precedente. Si gioca con un pallone di cuoio, più o meno sferico. Le porte sono costituite da due robusti tronchi d’albero. Vincono, manco a dirlo, i liguri, più esperti e forti fisicamente.

Nel 1911, la squadra della Società Ginnastica Amsicora si reca a Torino per giocare un torneo contro le scafate formazioni continentali. Rimedia sonore sconfitte, ma è una grande esperienza.

I tempi sono maturi perché anche Cagliari abbia la sua compagine ufficiale. Merito del chirurgo Gaetano Fichera, che il 30 maggio 1920 fonda il Cagliari Football Club.

Anni 20

La prima partita è Cagliari-Torres, e va in scena in un caldissimo 8 settembre, allo Stallaggio Meloni. I cagliaritani indossano una casacca neroazzurra. Sono proprio loro a trionfare, a sorpresa, sui favoriti sassaresi. Vero trascinatore l’ariete Alberto Figari, “Cocchino” per gli amici, capace di segnare una tripletta.

Il neonato sodalizio partecipa quindi al Torneo Sardegna. Le avversarie sono la Torres di Sassari, l’Ilva Maddalena e un’altra compagine del capoluogo,  l’Eleonora d’Arborea. Facile l’affermazione dei padroni di casa, che dominano tutti gli incontri. Allenatore-giocatore è Giorgio Mereu, di professione avvocato, che di li a poco assumerà anche il ruolo di Presidente. Nel 1922 farà costruire una tribuna allo Stallaggio Meloni, necessaria a accogliere un pubblico sempre più numeroso e partecipe. Nel 1926, i colori neroazzurri lasciano il posto ad una nuova divisa: quella rossa e blu.

L’avvento alla Presidenza dell’avvocato Carlo Costa Marras prelude all’ingaggio di un allenatore-giocatore ungherese. Si chiama Robert Winkler, bravo sia in attacco che in porta. I tempi pionieristici stanno per finire. Nel 1928, il Cagliari prende parte al primo campionato nazionale, quello di Prima Divisione. Il debutto è datato 16 ottobre 1928, sconfitta per 2-1 sul terreno della Virtus Goliarda. Il gol del Cagliari è di Tonino Fradelloni, il terzo di quattro fratelli calciatori. Il pubblico dello Stallaggio Meloni inizia ad affezionarsi ai suoi giocatori. Popolarissimi il mediano Costa, dalla potenza esplosiva, e il terzino Puligheddu, il cui fisico statuario lascia poche occasioni agli attaccanti avversari. In attacco, raccoglie l’eredità di Figari il toscano Natale Archibusacci, un ragazzo sempre pronto alla battuta, che vede la porta come pochi.

Il Cagliari, che nel frattempo si è trasferito nel nuovo campo di via Pola, arriva alle finali, dove si classifica all’ultimo posto con 3 punti. L’anno successivo, i rossoblu sono quinti assoluti. Una notevole escalation.

Anni 30

La crescita della squadra è graduale ma inarrestabile. Dopo il 5° posto del 1930, il Presidente Comi si permette una campagna acquisti in grande stile. Arrivano tra gli altri l’ottimo portiere Bedini dal Pisa e il centrocampista Ossoinak dalla Roma. A dirigere questo squadrone, il grande Egri Erbstein. I rossoblu dominano il campionato e nelle finali per la promozione superano la Salernitana: 1-1 in trasferta (Ossoinak) e 2-1 in casa (Di Clemente e Filippi). E’ fatta: il Cagliari è promosso in Serie B.

La nuova categoria non sta larga alla compagine sarda, che ottiene due tranquille salvezze. Si mettono in luce gli attaccanti D’Alberto (ungherese, nonostante il nome), e Ostroman (ex Milan). L’addio inevitabile di Erbstein porta alla ribalta un altro tecnico magiaro, Andrea Kutic. Purtroppo sulla Società incombe una crisi economica che ne ridimensiona le ambizioni. Solo l’intervento del Podestà Enrico Endrich consente di chiudere la stagione.

L’anno dopo Kutic viene esonerato, e dopo l’intermezzo del duo Scotti-Boero, la squadra viene affidata ad Enrico Crotti. Rimpasti tecnici che non servono per dare linfa nuova. I rossoblu terminano al penultimo posto, con l’onta di un 0-10 a Catanzaro. Un provvidenziale ripescaggio da parte della Federazione evita la retrocessione, ma è solo un palliativo. Nel 1935 la discesa diventa realtà, nonostante le prodezze della coppia d’attacco D’Alberto-Subinaghi.  E’ necessaria una rifondazione, in campo e fuori. Il Club Sportivo Cagliari si scioglie: nasce l’Unione Sportiva Cagliari. Prende le redini della Società il rappresentante Mario Banditelli, che innanzitutto si preoccupa di pagare i debiti d’affitto del campo di via Pola. Quindi affida la squadra all’ex centrocampista Roberto Orani, che nel giro di un paio d’anni, affidandosi principalmente ai prodotti del vivaio, riporta la squadra in Serie C. Dopo un altro ripescaggio, il Cagliari si consolida ai vertici del campionato, mettendo in mostra giocatori validissimi che si meritano l’attenzione delle squadre continentali. Come il centrocampista Francesco Servetto, destinato al Genoa. Fa sfracelli la coppia d’attacco, composta dai sardi Pisano-Renza. Il Cagliari è 5° nel ’39, 6° l’anno successivo.

Anni 40

La Seconda Guerra Mondiale naturalmente limita l’attività calcistica. Vengono sospesi i campionati di Serie C, e il Cagliari prende parte ai campionati di Prima Divisione Regionale. Sono partite poco significative dal punto di vista tecnico, ma importantissime sotto il profilo sociale: il calcio diventa latore di un breve sorriso, che serve a dimenticare per un attimo gli orrori del conflitto. E c’è la piccola soddisfazione di battere la Torres in casa sua…

Dopo un anno di sospensione in seguito ai bombardamenti, rinasce la passione sportiva, come segno che la vita va avanti. Il Cagliari viene ricostruito dal nulla, grazie all’opera infaticabile del Presidente Eugenio Camboni e del tesoriere Renzo Carro. Tra le tante difficoltà, basterà citare la bomba degli Alleati ha aperto una voragine gigantesca proprio al centro del campo di via Pola. I giocatori si rimboccano le maniche e piano piano rimettono a posto il terreno di gioco. Il campo di via Pola è di nuovo pronto ad ospitare un avvenimento sportivo.

Si mettono in luce, in quel primo dopoguerra, gli elementi del vivaio: Gorini, Grandesso, Farris e Ragazzo.

Sono rimasti i senatori, come Schinardi, difensore energico, e l’eclettico Fercia.

Dopo la delusione del 1946-47, quando i rossoblu arrivano terzi alle spalle di Quartu e Carbosarda, il Cagliari partecipa al campionato di Serie B. Torna la leggenda Winkler in panchina, ma anche la sua esperienza non può porre rimedio ad una retrocessione scritta. Troppo deboli i rossoblu contro le squadre della penisola. La discesa prosegue in Serie C. Winkler preferisce lasciare. Il Cagliari, affidato ad Armando Latella, si salva nelle ultime battute.

La Società non naviga in buone acque. Incombe lo spettro del fallimento. A salvare la situazione, ecco il nuovo Presidente Domenico Loi, che porta nuova linfa ed entusiasmo. Prende le redini della squadra il direttore tecnico Manostary Kovacs, che affianca Latella in panchina. La coppia durerà poco: a metà campionato, insoddisfatto dei risultati, Loi li sostituisce rispettivamente con Tonino Fradelloni e Mariolino Congiu. Il 6° posto finale è deludente, rispetto ai programmi di partenza, ma è comunque incoraggiante per il futuro, in chiusura di un decennio difficilissimo e drammatico.

Anni 50

Gli anni ’50 si aprono all’insegna della magnificenza per il sodalizio rossoblu. Il Presidente Domenico Loi ha competenza e risorse economiche per assicurarsi il meglio che offre il mercato. La Serie C ormai sta stretta al Cagliari: si punta in alto. Arrivano uno dopo l’altro giocatori importanti, che rafforzano la squadra in ogni reparto. Tra questi, gli attaccanti Avedano, Golin e Torriglia, i terzini Miolli e Stocco e il sapiente regista Morgia.

Un anno di doveroso apprendistato, e quindi il ritorno in Serie B. In panchina c’è l’ex gloria del Torino Federico Allasio, affiancato da Cenzo Soro come direttore tecnico. Il Cagliari sbriciola la concorrenza durante la stagione regolare, infliggendo sette punti di distacco all’Empoli, seconda classificata. Naturalmente i rossoblu si presentano alle finali nelle vesti di grande favoriti. Pronostico rispettato: nel mini torneo con Piacenza, Maglie e Vigevano, il Cagliari inanella 5 vittorie e un pareggio. E’ di nuovo Serie B. Un traguardo ottenuto grazie alle prodezze della leggendaria coppia d’attacco formato da Erminio Bercarich, un fiumano paragonabile a Nordhal. che segna la bellezza di 30 reti in 36 partite, e il raffinato interno Gennari, a segno 17 volte. E’ l’anno di uno storico trasloco: il Cagliari gioca all’Amsicora, abbandonando il tanto amato terreno di via Pola, ormai inadeguato

Una squadra in grado di riproporsi ad alti livelli anche nella categoria superiore. Dopo un più che onorevole sesto posto, il 1953-54 sembra l’anno buono per tentare la scalata alla massima serie. I rossoblu sgomitano con Catania, Pro Patria e Como. L’ultima giornata vede il Cagliari di scena a Pavia.  Golin fallisce un rigore, che avrebbe dato la promozione matematica. Finisce 0-0 ed è necessario giocare uno spareggio in campo neutro, a Roma, contro la Pro Patria. Va male: il 2-0 per i bustocchi inaugura una tradizione negativa negli spareggi.

E’ una brutta botta per l’ambiente. Si perde la chimica favorevole che aveva portato in alto i rossoblu. Nemmeno l’arrivo in panchina di un santone del calcio italiano come Piola riesce a scuotere i giocatori. Il Cagliari alterna piazzamenti dignitosi a stagioni da dimenticare. Vengono lanciati giovani promettenti, che diventeranno idoli dell’Amsicora: il tignoso difensore Mario Tiddia e lo sgusciante attaccante Tonino Congiu. Quest’ultimo sarà titolare indiscusso della maglia numero 11, prima dell’avvento di un altro giocatore.

Il quarto posto del 1959 è illusorio. L’anno dopo il Cagliari imbrocca una stagione sfortunata, e si classifica all’ultimo posto, dopo avere fallito gli appuntamenti con la vittoria contro Sambenedettese e Venezia. Due scontro diretti in casa che si concludono in parità. Di conseguenza, è retrocessione dopo nove anni. Il Presidente Meloni lascia la barca che sta affondando, in tutti i sensi. Una nuova terribile crisi finanziaria si abbatte sulla Società rossoblu. L’ombra del fallimento incombe minacciosa.

Anni 60

Dopo la rovinosa caduta in Serie C, si impone una rivoluzione, tecnica e societaria. Meloni lascia la Società nelle mani di Baccio Sorcinelli, editore del quotidiano “L’Unione Sarda”, dell’avvocato Lino Lai e del commerciante Aldo Piludu. I “deus-ex-machina” della situazione sono però Enrico Rocca e Aldo Arrica, due imprenditori con l’hobby del pallone. Rocca è il nuovo Presidente.

La squadra, affidata ancora a Rigotti, viene abbondantemente ritoccata, con innesti che scriveranno pagine importanti negli anni a venire. In primis il tosto libero argentino Miguel Angel Longo, dalla Juventus, che cede anche il portiere Martino Colombo, e l’attaccante Guerrino Rossi. Quest’ultimo si rivela un cannoniere implacabile: 17 gol. I rossoblu però fanno cilecca nello sprint finale. Il secondo posto è una beffa: viene promossa la Lucchese.

Rigotti viene sostituito da Arturo Silvestri, detto “Sandokan”, ex terzino del Milan. La difesa è rinforzata da Raffaello Vescovi, stopper che compone un quadrilatero formidabile. Danilo Torriglia non fa rimpiangere Rossi, tornato alla Juventus. Silvestri si guadagna subito la stima e la fiducia di tifosi e giocatori. E’ un anno trionfale, che segna il ritorno in B.  Dopo un anno di assestamento, la squadra è pronta per la grande impresa. E’ arrivati Ricciotti Greatti, c’è già Mario Martiradonna. In avanti debutta un giovane alto e magro, di cui si dicono mirabilie: Gigi Riva. L’ultima giornata in campionato si gioca il 21 giugno 1964: guarda caso, proprio contro quella Pro Patria che aveva negato ai rossoblu la promozione. Il 3-1 chiude i conti. La città si veste a festa. Dopo 44 anni di storia, i rossoblu salgono in Serie A.

L’approccio con la massima serie è scioccante. La squadra è valida, ma inesperta.  Nonostante il contributo di nuovi elementi che scriveranno pagine di storia, come il brasiliano Nenè e Pierluigi Cera, il Cagliari affonda. E’ ultimo alla fine del girone d’andata. Rocca infonde serenità, rifiutando le dimissioni di Silvestri. I rossoblu si riprendono, e ottengono un incredibile 6° posto conclusivo. Decisivi i 9 gol di Riva, che l’anno dopo debutta addirittura in Nazionale. Il Cagliari si salva tranquillamente, anche grazie ai 10 gol di Rizzo, pure lui azzurro. Silvestri lascia, conscio della fine di un ciclo. Al suo posto Manlio Scopignodetto “Il Filosofo”, che conduce la squadra ad un campionato esaltante. Il portiere Reginato stabilisce il record d’imbattibilità: sette partite di fila senza prendere gol. L’ascesa del Cagliari è frenata dal terribile infortunio di Riva. Contro il Portogallo, il bomber si rompe una gamba scontrandosi con il portiere Americo. Senza Gigi, nelle ultime nove partite il Cagliari vince solo due volte. Il 6° posto è ingeneroso: i rossoblu avrebbero meritato di più.

A luglio, dopo una burrascosa tournèe in America, Scopigno viene esonerato. Gli subentra Ettore Puricelli, che non lega con buona parte della squadra. I risultati ne risentono. Il Cagliari si classifica solo 7°, a pari punti con Torino e Varese. Piazzamento deludente, viste le premesse, per una squadra che vanta un attacco formato da Riva e Boninsegna. Gigi è l’uomo nuovo del calcio italiano: lo vogliono tutte le grandi, ma grazie alla Saras di Moratti e la Sir di Rovelli si riesce a trattenerlo in Sardegna. Intorno a lui, viene costruita una squadra ancora più forte. Con il sacrificio di Rizzo, ceduto alla Fiorentina,  Arrica si assicura Ricky Albertosi e Mario Brugnera. Adesso il Cagliari è competitivo per lottare con le grandi. Non ultimo tassello: il ritorno in panchina di Scopigno. Il campionato ’68-69 sfuma nelle ultime battute. Vince la Fiorentina, che precede Cagliari e Milan di quattro punti. L’appuntamento col tricolore è solo rinviato di un anno.

Lo scudetto

Storico, magico, epico, indimenticabile. Si può saccheggiare il vocabolario, e altri in passato l’hanno già fatto a giusta ragione, per definire lo scudetto del Cagliari, arrivato nella stagione 1969-70, al culmine di una programmazione intelligente e saggia, un ciclo inaugurato anni prima con la promozione in A.

Al solito, Arrica gioca bene le sue carte in sede di campagna acquisti. Boninsegna, centravanti fortissimo ma poco compatibile con Riva (anche se i Mondiali messicani poi diranno il contrario, o forse no), è ceduto all’Inter in cambio di Bobo Gori e Angelo Domenghini. Il primo non è un centravanti particolarmente prolifico, ma ha ottima tecnica e si muove in funzione del suo partner d’attacco, in modo particolare Riva. Domenghini è un’ala potente e sgobbona, che trova con facilità la via della porta. Ha un carattere forte, e mal sopporta l’indiscussa leadership di Riva. Sul campo però i piccoli contrasti non si vedono: uno per tutti e tutti per uno.

Il Cagliari parte molto bene: un pareggio in casa della Sampdoria e quattro vittorie consecutive, tra cui quella sul campo della Fiorentina campione d’Italia. L’Inter inchioda sull’1-1 i rossoblu all’Amsicora, poi altro mini ciclo positivo di cinque incontri. Il 14 dicembre 1969, a Palermo, prima sconfitta della stagione. Scopigno insulta il guardalinee e subisce una squalifica record: cinque mesi. I rossoblu ne risentono e non vanno oltre il pari, fuori casa col Bari e tra le mura amiche col Milan. E’ uno stordimento momentaneo: cinque vittorie consecutive, con Riva scatenato, lasciano indietro la concorrenza: +4 sulla Juventus e +5 sulla Fiorentina.

I rossoblu si rilassano. Pareggio in casa con la Fiorentina, sconfitta di misura a Milano firmata dall’ex Boninsegna. Quindi, Gori e Riva stendono il Napoli e pareggiano a Roma, prima del grande scontro di Torino con la Juventus, che si è riavvicinata. Il 2-2 finale, con doppietta di Riva, è entrato a buon diritto nella leggenda. Ai fini pratici, serve ai rossoblu a tenere a debita distanza la Vecchia Signora. La strada ormai è tutta in discesa. La certezza dello scudetto arriva il 12 aprile 1970: Cagliari-Bari 2-0, con reti di Riva e Gori. I rossoblu sono campioni d’Italia, e il risultato fa felici tutti o quasi i tifosi d’Italia, che hanno eletto il Cagliari a squadra-simpatia, e conquistati dalle prodezze, anche in maglia azzurra, di un atleta forte e leale come Riva. All’allenatore Scopigno, soprannominato Il Filosofo, il merito d’aver amalgamato i 16 uomini a disposizione creando nello spogliatoio un’atmosfera difficilmente ripetibile; al general manager Andrea Arrica il merito dì’aver intuito su ciascuno dei componenti della rosa l’adattabilità al modello Cagliari.

Riva, Albertosi, Niccolai, Cera, Domenghini e Gori partono per il Messico, dove saranno protagonista del secondo posto mondiale, alle spalle dell’inarrivabile Brasile di Pelè.